Una centrale elettrica della metà del '900 viene trasformata in una galleria di arte moderna dagli architetti svizzeri
Jacques Herzog e Pierre de Meuron.
Gli spazi della vecchia sala delle turbine diventano così la hall d'ingresso della Tate Modern. Mantenendo la propria natura industriale, l'edificio continua a specchiarsi sulle acque del Tamigi con la sua austera facciata di mattoni rossi e la sua ciminiera di 99 metri. Gli unici elementi che rompono la sobrietà delle forme originali sono dei parallelepipedi semi-trasparenti illuminati da neon fluorescenti che vanno ad incastrarsi, vengono come inglobati nella costruzione esistente, dando vita ad un ottimo esempio di restauro del moderno, della cosiddetta archeologia industriale.